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1月7日

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   MSF lancia una raccolta di firme per chiedere alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

Se vincerà la multinazionale milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.

 

New Delhi/Ginevra, 20 Dicembre 2006 – La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere che chiede alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

L’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni economiche di medicine contro l’Aids. Questa fiorente produzione di farmaci economici e di qualità è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Più della metà dei medicinali utilizzati per curare l’Aids nei Paesi più poveri sono prodotti in India. Anche MSF usa i farmaci indiani per trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi.

“Per estendere a più persone possibile i programmi di lotta all’Aids dipendiamo interamente dalla disponibilità di farmaci economici e di qualità prodotti in India – ha detto Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Non possiamo permettere che questa fonte essenziale di farmaci generici si esaurisca”.

La Novartis non è nuova a questo genere di azioni: già nel 1999 insieme ad altre 38 multinazionali farmaceutiche aveva citato in giudizio il Governo del Sudafrica, allora guidato da Nelson Mandela, per costringerlo a ritirare il “Medicine Act”, una legge che consentiva la produzione in loco di farmaci contro l’Aids a prezzi più contenuti rispetto a quelli praticati dalle multinazionali. Le proteste dell’opinione pubblica di tutto il mondo allora costrinsero le 39 Big Pharma a ritirarsi dal processo nel 2001.

“Sembra di essere tornati indietro di cinque anni: non avremmo mai pensato di dover assistere di nuovo ai tentativi di un’industria farmaceutica di opporsi al diritto dei malati dei Paesi più poveri di ricevere farmaci essenziali a prezzi sostenibili”, ha detto Gianfranco De Maio, direttore di MSF-Italia.

A partire dal 2005 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha imposto all’India di concedere i brevetti sui farmaci. Fortunatamente il Governo e il Parlamento indiani hanno approvato una legge molto attenta all’equilibrio tra protezione della proprietà intellettuale e diritti dei pazienti. In particolare la legge indiana stabilisce che i brevetti siano concessi solo per i farmaci veramente innovativi. In questo modo si previene una pratica molto diffusa tra le industrie farmaceutiche che tendono a chiedere brevetti anche per i miglioramenti insignificanti apportati sulle molecole già note e già in commercio. In questo modo le multinazionali ottengono spesso un prolungamento del brevetto e del conseguente monopolio sulla produzione di quel determinato principio attivo. I farmaci prodotti in regime di monopolio hanno prezzi enormemente più elevati rispetto a quelli per i quali esistono più produttori in regime di concorrenza.

Se Novartis vincerà la causa, le industrie potranno brevettare i farmaci essenziali più facilmente: si bloccherà la produzione di generici che ha fin qui garantito un sensibile abbassamento dei prezzi.

Mantenere attiva la produzione di generici in India è di importanza vitale per i programmi di lotta all’Aids. Le persone già in cura, infatti, inevitabilmente svilupperanno delle resistenze alle terapie e avranno bisogno di poter accedere a farmaci di nuova generazione. Per molti di questi medicinali sono state avanzate richieste di brevetto in India. Se i brevetti saranno concessi i farmaci avranno prezzi inaccessibili per gran parte dei malati.

“Per le persone che come me vivono con l’HIV, la vittoria della Novartis vorrebbe dire tornare indietro ai tempi in cui non potevamo permetterci le cure – ha detto Loon Gangte, del network indiano dei pazienti con HIV/AIDS - . La concorrenza dei generici è stata l’unico fattore capace di abbassare i prezzi dei farmaci anti-Aids di prima generazione rendendoli accessibili alle persone e ai servizi sanitari dei Paesi poveri”.

MSF ha lanciato oggi una raccolta di firme a livello internazionale per fare pressione sulla Novartis affinché rinunci alla causa.
“Chiediamo a tutte le persone in ogni parte del mondo di unirsi a noi nel chiedere all’amministratore della Novartis, Daniel Vasella di bloccare immediatamente l’azione legale contro il Governo Indiano”, conclude Gianfranco De Maio.

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12月17日

DA QUANTO TEMPO ASPETTAVAMO (AGOGNAVAMO) UN GOVERNO DI SINISTRA, E POI...

Ong: rischio collasso, crediti di 40 milioni di euro dalla Farnesina

Associazione ONG Italiane
sabato, 16 dicembre, 2006
Associazione ONG Italiane
Associazione ONG Italiane
Il Ministero degli Esteri ha un debito di circa 40 milioni di euro nei confronti delle Ong italiane che se non sarà sanato presto porterà alla chiusura numerose associazioni non governative. Una direttiva introdotta un paio di anni fa ha fatto fermare la già lenta macchina della ragioneria della Farnesina che deve fare i conteggi e assegnare i rimborsi. E per ottenere ciò che è loro dovuto dallo Stato, a far data dal 1994 – cioè circa dodici anni - le Ong devono dimostrare di non aver contenziosi aperti. Di non avere cioè un potenziale debito nei confronti dello Stato. “Un'assurdità – commenta Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane – perché può bastare una ricevuta di 5 euro contestata ad aprire un pontenziale debito”.

E' il primo messaggio che le Organizzazioni non governative (Ong) italiane mandano all'opinione pubblica dall'Assemblea straordinaria riunita a Roma. I 170 organismi che aderiscono al coordinamento nazionale. Ma non il solo. "Il fatto che più ci fa indignare è la certa mancanza dei fondi destinati al 'Fondo Globale per la lotta all'Aids, Tubercolosi e Malaria'. Verrà votata la fiducia al Senato per la Finanziaria con un maxi emendamento senza quei fondi di 130 milioni per il Global Found che abbiamo chiesto ripetutamente, così si baratta la vita di 40 milioni di persone con un "risparmio" vergognoso. Perchè solo la qualità delle spese militari rimane intatta dentro la Finanziaria, 1 miliardo di euro che non vengono toccati" - afferma il presidente dell'Associazione delle Ong italiane.

C'è poi il problema della riforma della Legge 49, la normativa in vigore in materia di cooperazione allo sviluppo che risale al 1987 e viene ritenuta dalle Ong inadeguata a fronteggiare i grandi cambiamenti avvenuti in questi anni a livello nazione e internazionale. Si chiede quindi al governo, come si legge nel documento stilato dall'associazione: "La definizione di una legge nuova, che non sia la semplice riformulazione della legge 49, che dia respiro, dignità e priorità alla Cooperazione allo Sviluppo". "Ma se si continua di questo passo magari fra due anni avremo una buona legge ma le Ong saranno dimezzate, perché non riusciranno a coprire i costi delle loro attività" - nota sempre Marelli. Attività che, come detto, sono ostacolate, denunciano i cooperanti, dalla burocrazia che rallenta l'assegnazione dei finanziamenti e quindi la realizzazione dei programmi stilati dalle ong.

La Viceministra agli Esteri Patrizia Sentinelli ha risposto che "Per la cooperazione internazionale le sensibilità sono diverse dentro il governo anche dentro le stesse forze. Hanno molti delle lenti che guardano al passato. Legati al PIL come unico parametro per giudicare il benessere. Il fallimento delle politiche di lotta alla fame ci deve portare a una modifica delle politiche che proponiamo come Governo quindi non solo la questione della quantità degli aiuti, ma ad esempio per le politiche commerciali vedi gli EPA (accordi di partenariato europei) vanno cambiati, devono essere ricontrattati i rapporti Europa-Africa. A gennaio Emma Bonino si è detta disponibile a discutere con me delle politiche commerciali e delle questioni aperte con i paesi in via di sviluppo".

Circa la Finanziaria la Sentinelli ha sottolineato che "due anni fa nella Finanziaria di allora i residui di spesa andavano in economia, cioè non si potevano riutilizzare per la cooperazione. Nel 2005 erano 50 milioni per esempio. Ora con una nuova norma nell'attuale Finanziaria potremo recuperare questi fondi. Per il Fondo Globale visto il vuoto creato dalla mancanza dei fondi, l'azione presa è stata quella di presentare una legge per la creazione di un fondo ad hoc per le pandemie sia alla Camera, e dopodomani al Senato. Il miliardo presentato per le missioni di pace, non è solo missione militare, ma dobbiamo chiarire come spendere quei soldi per la cooperazione nei paesi coinvolti".

E la Vicemistra ha "voluto essere chiara" su alcuni punti: "La cooperazione è cooperazione di lungo periodo, non può essere solo emergenza umanitaria e non ci deve essere confusione coi militari. Inoltre l'aiuto legato deve finire, gli interessi delle imprese italiane devono essere sganciati da quelli della cooperazione internazionale dello Stato". Circa la riforma della Legge 49, la Sentinelli ha sottolineato che "la legge del 1987 è stata una buona legge, ma è vecchia. Stiamo lavorando per fare presto perché si è discusso tanto, abbiamo istituito un Tavolo per la riforma per favorire il dibattito".

"C'è un confronto dentro il Ministero degli Esteri e col Ministro D'Alema: nella legge le finalità dovranno essere esplicitate attraverso temi nuovi: diritti umani, diritti delle donne, tutela del lavoro e dell'ambiente, dei beni comuni, e il ruolo dei privati che possono partecipare alle risorse ma senza sostituzioni dello Stato. Gli indirizzi politici dovranno essere mantenuti dal Ministero, ma l'attuazione di questi sarà opera di un'Agenzia per la Cooperazione, che abbia autonomia e dia snellimento delle procedure, a cui chiedere però una grande responsabilità di gestione e verifica. Il disegno di Legge a giorni sarà concluso, mi impegno a convocare il Tavolo della Riforma per presentare il lavoro fatto dal Consiglio dei Ministri" - ha concluso la Sentinelli. [GB]


10月29日

Se il terrorista è protetto da Bush

Se il terrorista è protetto da Bush
Il caso Posada Carriles. Quando il presidente Usa cancella le sue stesse leggi agli arresti negli Usa, Posada Carriles è il responsabile di molti attentati (l'aereo cubano abbattuto con 73 morti, le bombe negli hotel che uccisero l'italiano Di Celmo). Bush ne ha impedito l'estradizione. L'11 settembre è stata chiesta la sua liberazione
Ricardo Alarcón de Quesada (da Latinoamerica n.96 - g.mina@giannimina.it)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
26 ottobre 2006
Il 5 settembre scorso la Casa Bianca ha reso pubblico un documento intitolato «Strategia nazionale di lotta contro il terrorismo», nel quale si afferma: «Tutti gli Stati che accolgono, danno rifugio o protezione a un terrorista, sono tanto colpevoli quanto il terrorista stesso e per questo devono renderne conto».
Si tratta, in realtà, di una curiosa confessione: Bush infatti accoglie, dà rifugio e protezione non a uno, ma a molti terroristi. Non è stato necessario aspettare molto tempo per provarlo. Solamente una settimana.
Poi l'11 settembre 2006 è stato pienamente dimostrato, ancora una volta.
Lascio al lettore immaginare perché Washington ha scelto proprio questo giorno, proprio quando molti nordamericani ricordavano con tristezza e dolore l'atroce attentato del quale erano stati vittime cinque anni prima, per far sapere che, proprio adesso, il governo nordamericano difende e appoggia nel suo stesso territorio, alcuni fra i più feroci terroristi, i crimini dei quali sono stati abbondantemente accertati, e perfino confessati pubblicamente dagli stessi autori.
L'11 settembre 2006 il magistrato Norbert J. Garney, della Corte del Distretto occidentale del Texas, ha sollecitato la liberazione di Luis Posada Carriles che lì è detenuto per essere entrato in quello stato senza aver ottemperato alle necessarie procedure migratorie.
Ma chi è Posada Carriles?
Garney lo spiega nel suo documento di 23 pagine. Descrive la sua lunga carriera di terrorista iniziata più di quarant'anni fa, che include, tra i molti delitti, anche l'abbattimento in volo di un aereo civile, il 6 ottobre 1976, che causò 73 vittime, e l'esplosione di alcune bombe all'Avana nel 1997, una delle quali cagionò la morte di un giovane italiano, Fabio Di Celmo. Il Magistrato ricorda che proprio Posada, in diverse interviste giornalistiche, ha riconosciuto la sua diretta responsabilità in molti di questi delitti.
Come intendere, allora, il fatto che questo giudice abbia sollecitato la libertà di un simile personaggio?
Garney lo spiega in modo molto preciso. La legge nordamericana proibisce la reclusione indefinita di un immigrante illegale, salvo che il Governo chiarisca che si tratti di qualcuno vincolato al terrorismo, che sia una minaccia per la società o che, per «circostanze speciali», debba continuare a restare in galera. Il governo degli Stati Uniti non lo ha fatto, come risulta anche nel testo reso pubblico l'11 settembre scorso.
Non ha presentato prove, né testimoni (pagg. 16 e 18). Non ha mai segnalato che Posada avesse avuto legami terroristici, né che fosse un pericolo o che ci fossero circostanze speciali relazionate al suo caso (pagg. 20, 21 e 22). Si è limitato a descriverlo solo ed esclusivamente come un semplice immigrato senza documenti. Il Governo di Washington, in altre parole, si è comportato in maniera tale da spingere il giudice a fare quello che ha fatto.
Ma c'è di peggio. Bush è andato molto oltre: ha trattato con altri governi perché accettassero di dare rifugio e protezione a Posada Carriles (pagg. 15 e 16). L'ha chiesto sia per iscritto, sia con contatti privati a «numerosi paesi», inclusi Canada, Honduras, Costarica, Panama, El Salvador, Messico e Guatemala.
Tale padre tale figlio
Bush jr. sta portando avanti ora la stessa politica che suo padre adottò quindici anni fa, quando liberò Orlando Bosch, socio di Posada nelle stesse azioni terroristiche.
Da quando Posada Carriles è detenuto negli Stati Uniti - un anno e mezzo fa - il Venezuela ha sollecitato la sua estradizione per continuare il processo a suo carico interrotto dopo la sua fuga dal carcere vent'anni fa per riprendere il suo lavoro con la Cia (Garney segnala anche questo particolare a pag. 4 della sua notifica).
Il Governo di Washington non ha mai risposto al Venezuela.
Invece di prendere in considerazione la richiesta di estradizione, si è impegnato a spedire Posada in paesi che, lungi dal giudicarlo, fossero disposti a proteggerlo.
Con la sua condotta, Bush sta facendo strame dei principali strumenti giuridici internazionali per la lotta al terrorismo. L'accordo per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza dell'Aviazione civile, firmato a Montreal nel 1971, segnala con estrema chiarezza nell'art. 7: «In casi come quelli di Posada Carriles, se l'accusato non viene estradato, il Governo del paese dove si trova è obbligato senza eccezione alcuna a processarlo, nei propri Tribunali, per il medesimo crimine». La Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici commessi con bombe, sottoscritto nel 1997, sancisce esattamente lo stesso obbligo.
Ebbene, l'esplosione dell'aereo cubano fu messa in atto con due ordigni esplosivi. Ci sono due trattati internazionali che obbligano Bush a estradare Posada o, se non lo farà, a farlo giudicare negli Stati Uniti, come se questo crimine fosse stato commesso in quel paese. E, se rifiuterà di adottare sia l'una che l'altra opzione, Bush, secondo la sua stessa dottrina, è colpevole tanto quanto lo stesso Posada Carriles.
Fabio Di Celmo è stato assassinato con una bomba all'Avana, episodio criminoso per il quale Posada ha riconosciuto la sua responsabilità in una intervista pubblicata in prima pagina dal New York Times (il 12 luglio 1998) nella quale affermava che il giovane italiano si trovava «al posto sbagliato nel momento sbagliato» e che la sua morte, come tante altre, non gli impediva di «dormire come un bambino».
Se protegge l'assassino di Fabio, George W. Bush è colpevole anche della sua morte. In questo modo cinico e rivelatore, a Washington hanno commemorato il quinto anniversario dell'atroce e imperdonabile attacco terroristico al popolo nordamericano dell'11 settembre 2001. Bush jr, comportandosi così, insulta la memoria di questo tragico evento e di tutte le vittime del terrorismo. I grandi mezzi di informazione, ovviamente, hanno taciuto.
Quando Bush sarà chiamato a renderne conto?

Note:

Alarcon
Il diplomatico che presiede il parlamento
Settant'anni, nato all'Avana, una laurea in filosofia e un passato di diplomatico (12 anni a New York), Ricardo Alarcon De Quesada è presidente dell'Assemblea nazionale di Cuba dal 1993.
10月19日

l’uomo di fiducia di Washington

Iraq - 19.10.2006
La fattoria degli orrori
Un lager nella villa di Chalabi, l’uomo di fiducia di Washington
Ahmed Chalabi sarebbe coinvolto direttamente nei sequestri e nelle stragi delle famigerate ‘squadre della morte’. Secondo il sito iracheno d’informazione Iraqirabita, l’ex uomo di fiducia di Washington in Iraq, all’interno della sua fattoria a Baghdad, avrebbe un piccolo campo di concentramento dove vengono rinchiuse intere famiglie di sunniti.
 
ahmed chalabiUna figura controversa. Ahmed Chalabi, per un periodo, è stato su tutte le prime pagine dei giornali. Era il 2002 e la diplomazia degli Stati Uniti preparava mediaticamente l’attacco all’Iraq. Oltre alla diffusione dei preoccupanti report sulle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, che non sono mai state trovate, e al legame tra il dittatore iracheno e al-Qaeda, mai provato, si parlava anche del fronte dissidente degli iracheni all’estero, guidato da Chalabi. Il finanziere, noto alle cronache per il crack finanziario di una banca giordana, era presentato come l’uomo nuovo dell’Iraq del futuro.
Chalabi in realtà si dimostrò un bluff. Privo dell’appoggio interno che millantava (alle elezioni di dicembre 2005 il suo partito non conquistò neanche un seggio), grazie al quale si era guadagnato uno stipendio dalla Cia, venne successivamente scaricato dagli Stati Uniti. Venne addirittura emesso un ordine di cattura ai suoi danni, ma alla fine Chalabi se l’è sempre cavata, restando a galla e continuando a fare buoni affari grazie allo sfruttamento delle risorse dell’Iraq ‘liberato’, e collaborando, più o meno apertamente, con le forze della Coalizione.
 
una foto satellitare della tenuta di chalabi con i luoghi che il testimone indica come la prigioneDue testimoni scomodi. A raccontare del coinvolgimento di Chalabi nei rapimenti a sfondo religioso è stato un uomo che ha lavorato per lui, in qualità di giardiniere e guardia del corpo, nella sua tenuta a Baghdad (nel cuore del quartiere residenziale di al-Huriya), dove il testimone oculare ha visto con i suoi occhi una parte del parco adibita a carcere con 140 gabbie metalliche. Il giardiniere di Chalabi racconta anche di aver chiesto spiegazioni a uno degli uomini della milizia personale di cui si circonda l’uomo politico, ricevendo come risposta l’invito a farsi i fatti suoi e a non curarsi di quei terroristi. L’uomo racconta anche che l’esercito di Chalabi, con 17 Land Cruiser, 9 Bmw e 6 Opel, tutte senza targa, partiva la notte per vere e proprie spedizioni punitive in città ai danni dei sunniti. Personalmente non ha mai visto uccidere qualcuno, ma ha constatato come decine di cadaveri venissero poi ritrovati alle porte della fattoria. Per non parlare di un uomo, definito un ladro, che è stato crocifisso all’ingresso della tenuta, come monito, ed è rimasto là fino a quando non si è decomposto. Infine l’uomo ha aggiunto che, ogni giorno, Chalabi riceve nella sua casa Jalal al-Din al-Sagir, uno dei religiosi maggiormente coinvolti con le squadre della morte. 
Dei legami tra Chalabi, la Coalizione e il governo iracheno ha parlato anche un altro testimone diretto, ex miliziano al servizio di Chalabi, il quale più o meno un mese fa aveva dichiarato che le ‘squadre della morte’ agivano con il compito preciso di destabilizzare il Paese per arrivare al federalismo, obiettivo delle forze di occupazione e soluzione mirata all’attuale caos iracheno. Gli uomini di Chalabi, secondo la testimonianza raccolta dal giornalista Sabah Ali e pubblicata in Italia dal manifesto, partecipavano in prima persona alle stragi e poi molti di loro sono stati fatti confluire nell’esercito e nella polizia iracheni. 

9月18日

Nel cuore dell'Impero


Ecco cosa succede nel paese che vuole essere il faro a guida del Mondo nonchè l'esportatore di democrazia e di modelli economici .
Ma siamo proprio sicuri che il continuare a seguire pedissequamente gli Stati Uniti sia l'unica strada possibile verso una società migliore??!!


Stati Uniti d'America - 12.9.2006
Senza cura
L'11,2 percento dei bambini del Paese più ricco del mondo non è coperto dall'assicurazione sanitaria

Cresce negli Stati Uniti il numero dei bambini non coperti da assicurazione sanitaria: l'11,2 percento dei minori di 18 anni (8,3 milioni sui 74 totali), secondo quanto riportato da uno studio pubblicato dal Census Bureau.

Figli di una sanità minoreTagli ai servizi. Dopo anni di relativa stabilità, il numero è aumentato nel 2005 di circa mezzo punto percentuale rispetto al 10,8 del 2004. I risultati dello studio hanno sorpreso le autorità sanitarie, che hanno attribuito l'aumento ai tagli di bilancio che hanno costretto alcuni Stati a decurtare alcuni servizi nei loro programmi di assistenza sociale e sanitaria, oltre che al lento ma inesorabile declino del numero di coloro che ricevono l'assicurazione sanitaria dai loro datori di lavoro attraverso il sistema Medicaid. E' stato stimato che i bambini che risultano scoperti sono tre volte meno soggetti a regolari visite pediatriche rispetto a quelli assicurati. Un altro studio condotto dal Collegio dei medici statunitensi ha rivelato che nel 2000 i bambini non assicurati avevano minori probabilità di essere vaccinati o di ricevere cure per mal di gola o mal d'orecchie.
 
Cure amorevoliMedicaid e Schip. Il numero potrebbe essere enormemente maggiore - secondo John Lumpkin, vice presidente della Fondazione per l'infanzia Robert Wood Johnson - se non esistessero Medicaid e Schip. Il primo riguarda persone a basso reddito e particolarmente bisognose. Il secondo è un programma creato nel 1997 con l'obiettivo - attraverso l'erogazione di 10 milioni di dollari in 10 anni agli Stati - di coprire coloro i cui redditi risultavano doppi della soglia di povertà, ovvero assai al di sopra del limite che dava diritto ai servizi del Medicaid, stimato in circa 20 mila dollari. Nei primi 6 anni dello Schip, erano 3,9 i milioni di bambini registrati, ma dal 2003 le domande hanno cominciato a calare, in parte a causa della politica di alcuni Stati di alzare i premi assicurativi limitando il numero degli aventi diritto. Le domande sono state sospese in 7 Stati, mentre in Texas, dove il 20 per cento dei bambini sono 'scoperti' (la percentuale più alta di tutti gli Stati Uniti) lo Schip non copre le cure odontoiatriche, e alle famiglie è stato chiesto di rinnovare la registrazione ogni 6 mesi anziché ogni anno. Questo a causa di un buco nel bilancio dello Stato di 10 milioni di dollari.
 
Vantaggio di nascitaComunità ispaniche svantaggiate. Altro dato allarmante è la scarsità di accesso alle cure sanitarie per le comunità straniere. Dell'11,2 percento di non assicurati, il 7,2 è costituito da bianchi non-ispanici; il 1,2 percento sono asiatici; il 12,5 neri; il 21,9 per cento ispanici. Le ultime cifre relative all'assistenza sanitaria negli Stati Uniti mostrano che 46,6 milioni di cittadini statunitensi non sono stati assicurati nel 2005. Sono sempre meno coloro che vengono assicurati dai propri datori di lavoro: erano il 62,6 percento nel 2001, scesi al 59,5 percento nel 2005. Più di un quarto della popolazione tra i 25 e i 34 anni non ha assicurazione: è la fascia d'età più adatta a prolificare.

Articolo  tratto da PEACEREPORTER
9月6日

Una mosca bianca (si fa per dire)

Leggere e prendere esempio.
Ma vi immaginate se una cosa simile la mettesse in pratica uno dei nostri calciatori strapagati!
Un Del Piero con le scarpe da 15 euro, un Totti con i palloni equo-solidali, che colpo sarebbe per il sistema!
Con una rinuncia ai proventi degli sponsor si potrebbe dare una spallata alla piaga dello sfruttamento dei minori da parte delle grandi multinazionali dell'abbigliamento sportivo. O quantomeno attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su queste problematiche.
Lo so , sto sognando.  Ma magari una mail al "pupo" gliela mando...  o forse è meglio a Tommasi ??


dal "Manifesto" del 3 sett.
PER UN PUGNO DI SNEAKERS
Il cestista dei New York Knicks, Stephon Marbury, ha lanciato sul mercato americano una nuova scarpa che porta il suo nome e costa appena 14,98 dollari. Si chiama Starbury One ed è disponibile in vari colori solo negli shopping mall più sfigati del paese. «L'ho fatto pensando ai ragazzi di Coney Island con cui sono cresciuto - ha spiegato Marbury ai microfoni di National Public Radio - desideravano tutti le sneakers firmate e nessuno se le poteva permettere». 29 anni, una carriera da funanbolo dei canestri lunatico e incompreso, Marbury ha voluto lanciare una provocazione ai colleghi che sponsorizzano scarpette dai prezzi inavvicinabili: per quelle di Michael Jordan una volta si sparava nei ghetti (ancora oggi costano 125 dollari), per quelle di Kobe Bryant serve una fidejussione. Le grandi multinazionali dell'abbigliamento sportivo non modificheranno certo la loro politica, ma la sfida lanciata dalla piccola guardia dei Knicks sta facendo furore in America. Lo slogan della Starbury One è «volerete senza sforare il budget». A Coney Island, dove Marbury paga sette barbieri per tagliare i capelli a tutti i ragazzi della zona, è andata esaurita al primo giorno di vendita.
8月29日

GOOD NEWS

Ci sarebbe di che rallegrarsi per una notizia come quella che segue, se solo qualche media le desse un po’ di visibilità.
MA purtroppo che cosa ci può essere di interessante in qualche decina di migliaia di morti risparmiati o milioni di sfollati in meno, che volete , sono africani…
Vuoi mettere una bella puntata di “Porta a Porta” sulla Franzoni (la 15esima) o gli interessantissimi, e mai ripetitivi, anatemi del Papa sulle coppie di fatto!

KAMPALA - Il governo dell'Uganda ed i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) hanno firmato un accordo per la cessazione delle ostilità, dopo 20 anni di insurrezione e guerra civile che hanno lasciato sul terreno - si stima - 100.000 morti e provocato un 1,6 milioni di sfollati.
L'accordo è stato firmato a Juba, nel sud del Sudan, dove dal 14 luglio sono iniziati i colloqui di pace, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dal leader dell'Lra, Joseph Kony. Il patto prevede che le due parti sospendano attacchi ed atti ostili ed anche la propaganda per tutta la durata dei negoziati. A fare da mediatore è stato il vicepresidente sudanese, Riek Machar.

I ribelli per il momento si ritireranno in aree prestabilite, sotto la sorveglianza e la protezione delle milizie sudanesi, ex ribelli, del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm).
L'Lra aveva dichiarato una cessazione unilaterale delle ostilità dal 4 agosto. Kampala ha da parte sua offerto un'amnistia ai leader dell'Esercito del Signore, che sono ricercati dalla Corte criminale internazionale e sono nascosti nella Repubblica democratica del Congo.
L'Esercito di resistenza del Signore di Joseph Kony predica l'abbattimento dello stato secolare ugandese e la creazione al suo posto di una nazione basata sul rigido rispetto dei precetti biblici, in particolare i dieci comandamenti, anche se nel suo agire nulla c'è di cristiano.
In quasi 20 anni di sanguinosa guerra civile ha infatti causato oltre 100.000 morti, rapito e reso schiavi almeno 25.000 bimbi (serve concubine le femmine, baby-miliziani i maschi) e costretto - tra orrori senza fine - quasi tutta la popolazione civile, 1,6 milioni di persone, ad abbandonare villaggi e terre per cercare rifugio in campi profughi dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere.

 

8月26日

FORZA LETTONIA

Restrizioni alle vendite in India per la sospetta presenza di pesticidi nei propri prodotti. Il governo lettone che ne vieta la distribuzione nelle scuole. Impiegati accusati di spionaggio industriale a favore della rivale Pepsi. Una controllata greca multata per concorrenza sleale. Polemiche a non finire per aver sponsorizzato i Mondiali di calcio e le Olimpiadi Invernali di Torino. Il 2006 sembra un vero e proprio 'annus horribilis' per Coca Cola, la multinazionale Usa dei soft drink. E' di qualche giorno fa la notizia del divieto di distribuzione nelle scuole lettoni di Coca Cola, Pepsi e altri snack considerati nocivi per la salute degli studenti.

La decisione del governo di Riga riguarda tutti i prodotti che contengono coloranti, caffeina e additivi chimici per migliorare il sapore. Stop, quindi, anche a patatine, noccioline, dolciumi e gomme da masticare. "I coloranti e gli additivi artificiali possono causare reazioni allergiche, e i giovani organismi sono particolarmente sensibili alle componenti chimiche", ha dichiarato il ministro della Salute lettone. Il blocco, che sarà effettivo dal prossimo novembre, ha fatto mobilitare anche Madeleine Albright, l'ex segretario di Stato di Bill Clinton, che a luglio, quando la Lettonia stava valutando le misure, ha chiesto a Riga di fare marcia indietro. L'ex capo della diplomazia Usa ora è alla guida della Albright LLC, una società che cura i rapporti commerciali tra i governi e le grandi aziende. La Coca Cola è tra i suoi clienti.

Più complesso il braccio di ferro tra la compagnia di Atlanta e le autorità di alcuni dei ventinove stati del subcontinente indiano, che hanno posto dure restrizioni alla vendita di Coca Cola e Pepsi sul loro territorio. I provvedimenti seguono un rapporto diffuso alcune settimane fa dall'associazione ecologista Centre for Science and Environment (Cse), che aveva rilevato la presenza di un livello di pesticidi decine di volte superiore ai livelli consentiti in alcuni campioni. Il documento ha spinto sei stati (Gujarat, Madhya, Andra Pradesh, Rajasthan, Chattigars e Karnataka) a bandire, ai primi di agosto, le bibite da scuole ed edifici pubblici. Un settimo stato, il Kerala, ne ha bloccato totalmente la produzione. Contestualmente, la Corte Suprema indiana ha dato un mese di tempo a Pepsi e Coca Cola per rivelare la loro ricetta. Come è noto, l'ingrediente segreto della Coca Cola è uno dei segreti industriali meglio custoditi al mondo.
6月11日

controinformazione : SOMALIA

Se si vuol fare controinformazione va fatta per bene .
C'è un paese che ormai da anni è insanguinato da una cruenta guerra civile che ha causato migliaia di morti e che sta avendo un aumento di recrudescenza , però:
-non c'è il petrolio, scarse o nulle le materie prime,
-strategicamente ininfluente dal punto di vista geopolitico,
-non ci sono fabbriche per sfruttare manodopera a basso costo,
-instabile da anni, non conta niente sul piano politico internazionale,
-scarsi gli agganci coll'ex occupante coloniale (era l'Italia, ho già detto tutto)
Quindi:
-La comunità internazionale (dopo che ci si è già scottata) se ne frega,
-gli Stati Uniti se ne fregano
-l'ex occupante coloniale (noi) se ne frega,
-i media, di conseguenza , se ne strafregano,
-il Vaticano, noto difensore dei più "deboli" è troppo impegnato a far propaganda contro il problema mondiale di gran lunga più importante, i PACS!
E allora?!
Ed allora , per far controinformazione fino in fondo non aggiungerò una cronaca della guerra ma bensì la testimonianza, veramente toccante, di una scrittice "migrante" somala che vive in Italia.
Come si può morire in serie B
Igiaba Scego
Morire a Stoccolma può anche essere piacevole. Morire a Baghdad sicuramente non lo è. Ma vi assicuro chemorire in questi giorni a Mogadiscio non è raccomandabile nemmeno se sei già morto. Credevo di essere abituata alla guerra nella mia Somalia. Sono 15 anni di abitudine. Ho degli zii lì, parecchi cugini, amici d'infanzia. Credevo, ingenuamente, di poter tenere il polso a questa guerra. Prima del caos di questi giorni c'era il telefono a unirmi alla gente che amo. Sentivo le voci forti attraverso lo spazio che ci separava. Ora il telefono squilla a vuoto. Io spero che i miei parenti siano scappati, ma forse sono già morti. Non so niente. Nessun somalo sa nulla. Non importa da quale parte si sta o non si sta. Non sai nulla se stai con i warlords sostenuti dagli Usa. Non sai nulla se stai con le corti islamiche accusate di essere la quinta colonna di Al Qaeda . Non sai nulla nemmeno se sei neutrale. La guerra travolge tutti allo stesso modo. A volte capita che qualcuno mi chieda qui in Italia «Ma c'è ancora la guerra da voi?» e io da un po' ho cominciato a rispondere «Sì e sta peggiorando». Le persone rimangono sempre colpite dal quel «peggiorando». Nessuno ne capisce veramente il senso. Come fa una guerra, già orribile, a peggiorare? Non lo so. Ma in Somalia succede proprio questo. Non ci sono più limiti. I machete ruotano nell'aria, le donne vengono stuprate già in culla, la vita ha perso ogni valore. Però - ed è questo ad addolorarmi di più - i media tacciono su questo paese. La nostra guerra orribile non importa a nessuno, non è tanto di moda, non fa aumentare le tirature. Perché poi dovrebbero imedia sprecarsi per quattro negracci da nulla? Che se la sbrigassero loro.... Ed ecco che i somali orfani di tutto lo hanno fatto. Si sono creati il loro mondo di notizie su internet. Giornalisti nostrani sfidano l'orrore e ci raccontano l'inimmaginabile. Qualcuno ci rimette anche la vita o quasi. Come è successo a Maryan Mohamud Qalanjo, giornalista radiofonica di radio Shabele. Stava facendo un servizio presso Baidoa. È stata prelevata da uno dei tanti warlords, seviziata e poi gettata per strada come immondizia. Le sue condizioni sono gravi. Ormai in Somalia non si può parlare. E nella civile Europa? Nella grandiosa America? Nel crogiolo mediorientale? Nessuno sa di noi. Fa male. Capisci come si può morire in serie B. La guerra si sta estendendo fuoriMogadiscio, il futuro è sempre più incerto. Il telefono intanto squilla a vuoto.

Igiaba Scego
Nata a Roma il 20 marzo 1974. È laureata in lingue e ha collaborato con alcune riviste che si occupano di immigrazione tra cui «Latinoamercica», «Carta» e «Migra». Nel 2003 ha vinto il premio letterario EksEtTra per scrittori migranti. Di prossima pubblicazione un suo libro «La nomade che amava Alfred Hitchcock», Sinnos editore. Attualmente vive a Roma dove si divide tra la passione per la scrittura e il lavoro.

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5月18日

Sanzioni al Venezuela ( ancora una volta due pesi e due misure)

Venezuela
«Caracas non collabora» E gli Usa impongono sanzioni
Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre sanzioni al Venezuela mettendo al bando tutte le vendite di armi americane a uno dei loro maggiori fornitori di petrolio. La misura è stata giustificata, secondo quanto dichiarato da un funzionario del dipartimento di stato, «dalla scarsa collaborazione di Caracas nella guerra contro il terrorismo». Potrebbe essere la porta di ingresso per ulteriori provvedimenti e per un eventuale peggioramento delle già difficili relazioni tra Caracas e Washington.
Il Manifesto : 16-05-06

Avete capito bene, il Venezuela non collabora nella guerra contro il terrorismo  e gli Usa gli applicano sanzioni !
Ma in realtà chi è che per primo non coopera nella lotta a "tutti" i terroristi ?

Da PEACELINK.org
Il Venezuela ha ribadito di essere in attesa che il terrorista d’origine cubana Luis Posada Carriles, responsabile della morte di 73 persone in un attentato ad un aereo civile nel 1976, venga estradato dagli USA.

Washington 28/9/05 – Il giudice d’immigrazione William Abbott ha sentenziato martedì che il terrorista Luis Posada Carriles non dev’essere estradato né in Venezuela né a Cuba.

Secondo i media di Miami, Abbott ha informato per scritto che Posada, accusato di aver pianificato l’attentato che causò l’esplosione di un aereo nel 1976, provocando la morte di 73 persone, potrebbe venire torturato in quei paesi e quindi, in base alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura, non dev’essere estradato.

Con questa sentenza infamante, la giustizia degli Stati Uniti ha dimostrato la doppia morale che guida la sua politica, negando l’estradizione del terrorista Posada Carriles in Venezuela.

Che dire di più, pensare che nell'immaginario collettivo si raffigurano ( o si vogliono far raffigurare ) gli Stati Uniti come il baluardo estremo contro il terrorismo...

 

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5月14日

Papa: una linea telefonica speciale

Gli italiani saranno fieri di pagare l’8 per mille per sovvenzionare queste cose.

Georg Ratzinger (82 anni), ilfratello maggiore di papa Benedetto XVI, comunica con il pontefice attraverso una linea telefonica speciale. È stata installata nel suo appartamento di Regensburg (Ratisbona), in Baviera (sud della Germania). “Quando squilla, so che e’ mio fratello”, ha detto l’anziano prelato in una intervista alla ‘Sueddeutsche Zeitung’. Col fratello papa, ha precisato, si sente al telefono una volta alla settimana, parlando della vita di tutti i giorni.
Lancio ANSA  -  sabato, 13 maggio 2006
 

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4月14日

E con questo chiuso il discorso. BERLUSCONI A CASA !


CON RIFERIMENTO A NOTIZIE DI STAMPA, LA DIREZIONE CENTRALE PER I SERVIZI ELETTORALI DEL MINISTERO DELL’INTERNO CONFERMA CHE IL PRIMO, PROVVISORIO CALCOLO DELLE SCHEDE CONTESTATE È  FRUTTO DI UN ERRORE MATERIALE CHE, PER ALCUNE PROVINCE, HA PORTATO A SOMMARE LE “SCHEDE CONTESTATE” VERE E PROPRIE CON LE SCHEDE “NULLE” O “BIANCHE”.
PRESO ATTO DELL’ERRORE E CONDOTTI GLI ULTERIORI, SCRUPOLOSI ACCERTAMENTI DISPOSTI DAL MINISTRO – ACCERTAMENTI ORA IN VIA DI CONCLUSIONE -  LA MEDESIMA DIREZIONE CENTRALE PRECISA CHE IL NUMERO DELLE SCHEDE CONTESTATE SI RIDUCE DA 43.028 (QUARANTATREMILAVENTOTTO) A 2.131 (DUEMILACENTOTRENTUNO) PER LA CAMERA DEI DEPUTATI, E DA 39.822 (TRENTANOVEMILAOTTOCENTOVENTIDUE) A 3.135 (TREMILACENTROTRENTACINQUE) PER IL SENATO DELLA REPUBBLICA.
OVVIAMENTE SI TRATTA DI DATI ANCORA PROVVISORI, IN ATTESA DELLE DEFINITIVE DECISIONI FORMALI   DEGLI UFFICI CENTRALI CIRCOSCRIZIONALI E DEGLI UFFICI ELETTORALI REGIONALI.

http://www.interno.it/salastampa/comunicati/pages/articolo.php?idarticolo=1036

4月11日

Tra elezioni e Provenzano "certe" notizie rischiano di passare inosservate !!

Nei verbali di Fiorani soldi a Dell'Utri e incontro ad Arcore

C'era una lobby in Parlamento per sostenere i progetti dell'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio nelle vicende della scalate bancarie dell'estate 2005. E non sono mancate le dazioni di denaro a esponenti di spicco della Casa delle Libertà, tra i quali i senatori di Forza Italia Luigi Grillo e Marcello Dell'Utri. L'ex numero uno della Banca popolare italiana Gianpiero Fiorani nei 14 interrogatori davanti ai pm di Milano, che si sono rivelati utili per ottenere domenica 9 aprile la concessione degli arresti domiciliari dopo quattro mesi a San Vittore, ha raccontato molto e di più ai magistrati della Procura di Milano, anche tre incontri con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Fiorani ha affermato di avere consegnato, nel 2004, 200 mila euro in contanti a Grillo per «ringraziarlo» dell'attività di lobby a favore di Fazio e per le sue esigenze politiche ed elettorali. Di quei soldi 100 mila euro, sempre secondo la versione dell'ex banchiere, sarebbero stati consegnati a Dell'Utri, uno dei fondatori del partito del premier, sempre nell'ambito del lavoro di costruzione di una lobby per Fazio.

I pm non hanno ancora valutato la rilevanza penale o meno di una serie di dazioni di denaro avvenute nell'attività di lobby. Nello strsso quadro ci sono altre affermazioni di Fiorani che riguardano l'avvocato d'affari e senatore forzista Cesare Previti, il quale «avrebbe avuto piacere di veder inserito il figlio nello staff legale di Banca Popolare di Lodi<. E ancora, sempre secondo Fiorani, «Previti attraverso il figlio Stefano voleva accreditarsi come legale della banca». Al centro delle dichiarazioni di Fiorani anche tre incontri con il presidente del Consiglio. Il primo ad agosto del 2004 a villa Certosa in Sardegna dove erano presenti il senatore Grillo, Previti con le rispettive mogli. Fiorani parlò del suo progetto su Antonveneta e stando a quanto da lui riferito a verbale il premier disse di essere d'accordo solo se ci sarebbe stato il benestare del governatore Fazio. Il secondo incontro si verificò al salone nautico di Genova nell'autunno del 2004. Secondo Fiorani Berlusconi avrebbe chiesto di essere rassicurato in ordine all'inchiesta sul fallimento della società di sondaggi Hdc di cui era titolare Luigi Crespi, il manager che nel 2001 aveva creato il «contratto con gli italiani» siglato in tivù a Porta a Porta. Fiorani disse a Berlusconi di non preoccuparsi. Il terzo incontro tra Fiorani e Berlusconi fu ad Arcore tra il dicembre del 2004 e il gennaio del 2005. All'ordine del giorno sempre il progetto di Banca Popolare di Lodi su Antonveneta

Dal SOLE 24 ORE 11-4-06

3月23日

Due pesi due misure

Non contagiato dagli aspri temi della campagna elettorale vorrei riproporre un argomento che a me personalmente tocca il cuore.
Non allucinogena come Guantanamo, non truculenta come Abu Ghraib, la storia di cinque agenti dei servizi cubani ,arrestati mentre lavorano per impedire attentati terroristici nel loro paese, è emblematica della diversità di trattamento a seconda del tipo di terrorismo.

 

Da PEACEREPORTER

All’alba del giorno 12 settembre del 1998 l’ FBI (Fedral Bureau og Investigation) arresta a Miami – dopo una segnalazione “anonima” - cinque giovani cubani. I loro nomi sono: Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, Fernando Gonzalez, Renè Gonzalez, Antonio Guerriero. Subito il governo di Washington li definisce "spie".

Le accuse formali a loro rivolte dal tribunale – dalla strage, all’omicidio, allo spionaggio - sono state pronunciate quattro giorni dopo l'arresto, ma sin dal primo istante era chiaro che si trattava di un’operazione di carattere politico/repressivo, volta a compiacere il settore più aggressivo e violento dell’anticastrismo di Miami. E’ noto che nella città della Florida si trovino gruppi di "destra", radicali e sovversivi, che hanno lo scopo di abbattere il governo di Fidel Castro.

 I gruppuscoli anticastristi- come Alfa 66 e Hermanos al Rescate -, strettamente vincolati a tutto quello che è contro Cuba, hanno scatenato immediatamente una frenetica campagna per stigmatizzare i cinque giovani arrestati. Non c'è giorno nel quale non venga pubblicato almeno un articolo o una nota informativa, con dichiarazioni di funzionari ufficiali dello Stato, per calunniare i cinque uomini, presentandoli come pericolosi nemici della società.

 I cinque - il cui comportamento negli Usa è sempre stato impeccabile - sono stati incarcerati perché raccoglievano informazioni su gruppi paramilitari e sulle attività della mafia cubano-americana, per prevenire atti di terrorismo e difendere il proprio Paese dalle aggressioni e dagli attentati. L’accusa mossa nei loro confronti è stata quella di avere messo in pericolo la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. In effetti la violazione della legge c'è stata: alcuni di loro avevano documenti falsi. Per questo i cinque giovani si trovano in carcere da più di cinque anni.

 Per più di 33 mesi, i cinque giovani sono stati incarcerati, accusati di “mettere in pericolo” la sicurezza degli Stati Uniti. Sono stati assegnati loro numerosi capi d’imputazione, inclusi delitti come la cospirazione per assassinio, accuse che, per la loro falsità, non sono state – dopo più di 5 anni - ancora provate. Subito dopo l’arresto sono stati “torturati” psicologicamente facendoli rimanere nel “buco”, ossia una cella piccolissima in isolamento per 17 mesi la prima volta, senza la possibilità di vedere mogli, figli e gli avvocati. Sono stati separati e condotti in carceri molto distanti tra loro, senza avere nemmeno la possibilità di mettersi in contatto con i loro parenti o con i loro difensori.

 Neppure i diplomatici cubani presenti in nord America - i movimenti dei quali sono limitati negli Usa - hanno avuto la possibilità di contattarli. Secondo quando riferito da Nuris Pinero Sierra, avvocato delle famiglie dei cinque, è stata negata loro, ripetutamente, la visita dei familiari. Attualmente le madri dei cinque attendono da ventuno settimane la concessione del visto per recarsi a visitarli negli Usa, anche Amnesty International ha fatto un appello per accelerare la consegna dei visti. La legge fissa in un massimo di 8 settimane il periodo di attesa per la concessione di questo tipo di permesso. Secondo la legge statunitense, anche il peggiore dei delitti può essere punito con un massimo di due mesi di isolamento. Per i cinque ragazzi cubani è durato quasi dieci volte tanto.

 Durante il processo, i cinque non hanno mai negato di essere agenti di Fidel Castro, e di essersi infiltrati nelle organizzazioni della destra anticastrista di Miami, ma affermano che l'obiettivo era sventare possibili attentati. I cinque non hanno mai ricercato informazioni sugli Usa, ma solo sulla preparazione di attentati contro Cuba. A tal proposito va detto - sempre secondo quello che hanno riferito Nuris Pinero Sierra e Hugo Ramos Milanes, consigliere politico dell'Ambasciata di Cuba - che il governo centrale dell’Havana ha più volte informato Washington della presenza di terroristi che tramavano contro Cuba sul territorio Usa.

 Dalla Casa Bianca solo silenzio. Molte delle organizzazioni cubano- statunitensi, potentissime – come Alfa 66 - sono sovvenzionate da Washington. Anche la Procura ha reso difficile il lavoro della difesa non mostrando il fascicolo processuale agli avvocati. In numerose occasioni, Amnesty International ha inviato lettere, firmate dalla responsabile per il programma delle Americhe, Susan Lee, esprimendo preoccupazione per la mancata concessione dei visti da parte del governo Nord Americano.

 Secondo un lungo elenco di personalità - da William Blum ricercatore, ex funzionario del Dipartimento di Stato USA a Phil Brenner professore di Relazioni Internazionali, American University passando per Saul Landau, ex ricercatore del Congresso USA e i premi nobel per la pace come Rigoberta Menchú e Adolfo Pérez Esquivel - tutte queste azioni violano gli accordi internazionali per i diritti dei detenuti.

 

2月27日

INDOVINELLO

Indovinello:
Pakistan, Panama, Congo.
In quale di questi paesi si è potuta concepire la seguente regolamentazione dei dibattiti tv tra i candidati premier?
Un confronto di novanta minuti tra i due candidati, in campo neutro (??!) e con regole precise. A seguire però , nei giorni successivi se non proprio il giorno dopo, una conferenza stampa finale di solo uno dei soggetti.
Indovinato??    Sono sicuro di sì , stiamo parlando proprio di  Berlusconia.
Da "La Stampa":
 "E’ la conferenza stampa finale di Berlusconi in quanto presidente del Consiglio che Fi ha voluto a tutti i costi inserire nel regolamento (non a caso approvato a maggioranza). La mezz’ora in solitario del premier (che oltre a tutto avrebbe a disposizione negli ultimi giorni la conferenza stampa in quanto capo di Forza Italia, negata a Prodi che non ha un suo partito) finirebbe infatti per cadere a ridosso della chiusura del ciclo di apparizioni televisive, forse addirittura venerdì 7. Vale a dire che, dopo il faccia a faccia fra i due leader, l’ultima parola spetterebbe a uno dei due candidati. Una cosa che secondo Prodi «non appartiene alla democrazia. Non mi sembra che Bush il giorno dopo il suo confronto con Kerry - aggiunge - sia andato in televisione a fare la sua conferenza stampa."
Detto questo, oscilla tra il fazioso ed il comico il sarcasmo della CDL, che secondo me non merita alcun commento. C'è però però come al solito da preoccuparsi per la salute di questo nostro Regime...  ehm ... volevo dire Democrazia.
(La Padania)
" E le reazioni non sono tardate ad arrivare. Immediata la replica di Berlusconi che, attraverso il portavoce Paolo Boniauti ha fatto sapere che «Prodi sta cercando di scappare». «I confronti tra il presidente Berlusconi e lui - ha osservato Bonaiuti - sono stati decisi dalla Commissione di Vigilanza e quindi dal Parlamento, così come la conferenza stampa finale del presidente del Consiglio. A quelle regole, volente o nolente, Prodi si deve attenere. Anche se nel suo caso la paura fa 180».
 (AGENZIA GRT)
" Intevento del presidente della Camera, Casini dopo che ieri il leader dell'Unione, Prodi, ha posto delle condizioni per il dibattito televisivo con Berlusconi prima delle elezioni. "Ci sono delle regole, - ha detto Casini- non capisco perché Prodi abbia paura e sfugga il confronto. Ma se ha paura lo dica chiaramente, senza arrampicarsi sugli specchi".

 (AGI.it)
  Le regole ci sono e vanno rispettate". Cosi' il ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi, a margine di una cerimonia a Napoli, risponde ai giornalisti in merito alle polemiche sollevate dalla dichiarazione di Romano Prodi di non accettare il regolamento della Commissione di vigilanza Rai per il faccia a faccia con Silvio Berlusconi perche' votato da una maggioranza. "E' come se uno dicesse non osservo una legge perche' e' stata approvata da una maggioranza - riflette Landolfi - certo che viene approvata da una maggioranza".
(Il Giornale)
 Tagliente il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, che giudica quelli del Professore «mezzucci per sottrarsi alla sfida».  
2月21日

Nell'indifferenza totale dei media L'ITALIA TAGLIA I FONDI ALL'ONU

Mentre le televisioni italiane sono troppo impegnate in discussioni politiche di capitale importanza , tipo : in quanti hanno gridato 10,100,1000 Nassiria, che ne pensa l'UDC di Luxuria o chi mangia + bambini tra Rifondazione e Comunisti Italiani.
Mentre si assiste ad emergenze umanitarie e guerre tipo  : 11 milioni di persone a rischio per siccità e carestia nel corno d'Africa, alluvioni sugli sfollati Saharawi, villaggi sommersi nelle Filippine,  combattimenti e morti in Somalia,Nigeria,Congo,Burundi,Filippine,ecc... , senza parlare poi di Iraq.
Può capitare di imbattersi in notizie di questo genere:
 

L'Italia taglia i fondi all'Onu
Il finanziamento della Farnesina all'Unicef per il 2006? E' pari a zero. Lo stesso vale per molte altre agenzie delle Nazioni unite. Il totale dei «contributi volontari» è stato dimezzato. Ma c'è chi non resta a secco, come l'Ipo. Si occupa di sviluppo industriale e la direttrice è la moglie del ministro Baccini
EMANUELE GIORDANA*
Organizzazione mondiale della sanità: zero. Fondo dell'Onu per l'infanzia: zero. Alto commissariato per i rifugiati: zero. Programma dell'Onu per lo sviluppo: zero. Fondo alimentare: zero. E' questa la nuova aritmetica del governo italiano in materia di finanziamento alle organizzazioni internazionali. Lo si desume dalla delibera che il 16 febbraio è stata approvata alla Farnesina e che, oltre a decurtare della metà il tradizionale bilancio dei «contributi volontari» agli organismi internazionali, ha deciso che ad Acnur, Unicef, Fao, Undp e Oms non andrà nemmeno un euro. Il timore serpeggiava da mesi, da quando cioè l'ultima finanziaria ha ridotto drasticamente i fondi destinati in genere alla cooperazione allo sviluppo. Ma nessuno si aspettava che il governo avrebbe deciso per una simile linea di condotta nei confronti dell'Onu. Una scelta «americana», come qualcuno l'ha definita, e che ancora non è stata comunicata ufficialmente alle sedi nazionali delle cinque maggiori agenzie del sistema. Una scelta che lascia stupefatti e avviene in un momento in cui la collaborazione con le agenzie del palazzo di Vetro è fondamentale: per citare casi sotto gli occhi di tutti, la crisi della febbre aviaria, il problema dell'immigrazione alle nostra frontiere o quello dello sfruttamento dei minori.(...)

MANIFESTO 19-02-06 http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/19-Febbraio-2006/pagina05.htm

Non è per questo io sia convinto che l'ONU e le sue organizzazioni possano rappresentare la giusta cura delle problematiche sovradescritte , cio non toglie però che quanto si appresta a fare il governo (volutamente minuscolo) Italiano sia quantomeno scandaloso. Altrettanto scandalosa poi anche l'indifferenza dei media.

2月8日

Olimpiadi e Coca Cola

Fermo restando che tutte le mie energie rimangono concentrate in quanto espresso nel blog sottostante "facciamo una rete ?!" non posso fare a meno di riportare questo testo che è tratto dalla newsletter della RETE ITALIANA BOICOTTAGGIO COCA COLA.
NEWSLETTER REBOC del 7 Febbraio 2006
Cari boicottatori, bentrovati!
Con la grandiosa protesta di domenica in Val di Susa, a cui hanno partecipato migliaia di persone, siamo a 54 iniziative di boicottaggio della 'Coca-Cola sponsor della torcia olimpica e degli squadroni della morte colombiani'.
54 iniziative di contestazione su 57 tappe della fiaccola olimpica targata Coca-Cola, in ogni Regione d'Italia dove il tedoforo e la carovana della multinazionale di Atlanta hanno messo piede.
Abbiamo costretto più volte la Coca-Cola a ritirarsi dal percorso e i restii quotidiani nazionali a parlare di ciò che avviene in Colombia, mentre la stampa internazionale ha registrato senza difficoltà il flop della mega-operazione pubblicitaria ed il successo delle proteste.
Si tratta senza dubbio della più grande mobilitazione mai realizzata nel nostro paese contro una multinazionale.
Una mobilitazione che è riuscita a mantenere allo stesso tempo una grande determinazione e modalità assolutamente pacifiche di contestazione, nonostante la blindatura del percorso da parte della Polizia, la repressione a forza di cariche e manganelli in diverse occasioni, le provocazioni e le minacce di esponenti politici come Pescante, Chiamparino e Castellani, che non hanno saputo fare altro che definirci '4 imbecilli', 'peggio che imbecilli', 'peggio di Al Qaeda' e invitare a 'prenderci a calci nel sedere', e questo nel nome del supposto simbolo della pace divenuto strumento di marketing e nel nome della immagine nazionale confusa con l'immagine indifendibile di una multinazionale assassina.
Ormai è chiaro che il consumo critico ed il boicottaggio, tradizionalmente diffusi nel mondo anglosassone, stanno diventando patrimonio di lotta anche della nostra società civile, che ha compreso come sia compito di ciascuno arginare lo strapotere delle multinazionali, la cui attività non riesce ad essere controllata e regolamentata né dalle leggi degli Stati né dall'azione più tradizionale dei sindacati.
Molto spesso, in questi due mesi di mobilitazione, i contenuti del boicottaggio si sono uniti ai contenuti del movimento NO TAV e alle critiche nei confronti delle Olimpiadi, essendo queste campagne accomunate dalla critica del modello di sviluppo neoliberista e degli interessi economici, di Stati ed Imprese, che calpestano l'ambiente e i diritti dei lavoratori e delle comunità locali per aumentare i loro profitti.
Nel frattempo aumentano in tutto il mondo le proteste nei confronti di Coca-Cola, sotto processo per attività anti-sindacale anche in Turchia, sotto indagine per la morte di un attivista locale in India, sotto denuncia del presidente boliviano che la accusa di sostenere il commercio mondiale di cocaina e sotto pressione dei lavoratori europei che lamentano 500 licenziamenti senza alcun confronto sindacale e che hanno manifestato ieri a Parigi.
Ora siamo alla tappa finale.
Invitiamo tutti a riprendere la raccolta delle firme di adesione al boicottaggio, che hanno superato quota 19.000 e che con l'aiuto di tutti potranno arrivare a 25.000 per il mese di Marzo, quando saranno consegnate alla Coca-Cola in Colombia.
Invitiamo tutti quelli che in questi mesi hanno boicottato la Torcia-Cola a dare continuità alla loro azione di boicottaggio e a costituire nodi locali della REBOC.
Invitiamo tutti quelli che in questi mesi hanno dato vita a decine di mobilitazioni a sostenere anche la manifestazione conclusiva che si terrà il 10 Febbraio in piazza a Torino e, per chi non potrà esserci, sul web con un netstrike.
Per dare un calcio al sedere alle multinazionali che violano i diritti umani.
Per affermare definitivamente la nostra sana idiozia nei confronti dei politici benpensanti e asserviti ai grandi interessi economici.
Per dire ancora tutti insieme Boicotta Coca-Cola sponsor della torcia olimpica e degli squadroni della morte colombiani.
ALTRE NOTIZIE
03.02.2006 - I lavoratori europei della Coca-Cola protestano il 6 febbraio a Parigi: invia un messaggio di solidarietà [UITA]
01.02.2006 - Coca-Cola indagata in India per la morte sospetta di un leader locale [INDIA RESOURCE CENTER]
30.01.2006 - Il presidente boliviano denuncia: 'La Coca-Cola sostiene il commercio di cocaina' [AMISNET]
27.01.2006 - Forum Sociale Mondiale a Caracas, azione di boicottaggio della Coca-Cola all'Hilton [GLOBAL PROJECT]
25.01.2006 - Coca-Cola: e la chiamano la scintilla della vita - ieri in Guatemala come oggi in Colombia [IL MANIFESTO]
29.12.2005 - USA, Coke ostacola inchiesta indipendente e Università del Michigan rompe il contratto [CNNMONEY.COM - USA]
12.12.2005 - USA, Coca-Cola scivola in borsa: Pepsi-record ora vale di più [ANSA]
09.12.2005 - La New York University mette al bando la Coca-Cola per le violazioni dei diritti umani in Colombia [CAMPAIGN TO STOP KILLER COKE]

1月8日

NESTLE' EQUOSOLIDALE ??

.Ogni giorno 4000 bambini nel Sud del Mondo potrebbero essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione se fossero allattati al seno e non con latte in polvere... Il numero di vittime causate dall'uso improprio del latte in polvere ogni mese è equivalente a quello che causò l'esplosione della bomba di Hiroshima nel 1945." (James Grant, Direttore Esecutivo UNICEF) L'allattamento al seno è il miglior modo per iniziare la vita: è gratuito, salutare e protegge dalle più comuni infezioni, inclusa polmonite, infezioni alle orecchie e poliomielite e ha un importante effetto immunitario.
 Persino in Europa, un bambino allattato con il latte artificiale è esposto 10 volte in più a malattie di tipo gastrointestinali rispetto ad un bambino allattato al petto. In questi ultimi decenni è aumentato in maniera esponenziale, la percentuale di bambini allattati artificialmente .
Una delle più redditizie tattiche di marketing usata in particolar modo della Nestlé è di dare gratis il latte per bambini o i sostituti agli ospedali e ai reparti maternità. In molti casi, viene dato abbastanza latte perché tutti i bambini nati all'ospedale siano allattati con il biberon. Alle madri viene spesso dato anche un barattolo campione da portare a casa. Dare il latte con il biberon ai neonati fa sì che il latte materno venga progressivamente a mancare e l'allattamento al seno diventi impraticabile. Di conseguenza il bambino diventa dipendente del latte artificiale. Una volta a casa, le madri non ricevono più il latte gratis, ma se lo devono comprare. Da questo nascono da una parte i profitti della multinazionale e dall'altra le spaventose conseguenze di malattie e denutrizione.
Comunque, Nestlé adopera molte altre tattiche per persuadere le madri ed il personale medico a preferire l'allattamento artificiale. Queste includono:
 • Promozione del latte per bambini al personale medico: Nestlé sa che, persuadendo il personale medico a raccomandare il suo latte, ottiene un appoggio determinante. Ciò è molto più efficace che convincere le madri singolarmente. E il prezioso tempo dei medici viene sprecato in visite di rappresentanti di vendita. La Nestlé inoltre distribuisce informazioni tendenziose ai medici: queste sono le uniche che molti riescono a ricevere.
 • Pubblicità negli ospedali: praticamente tutte le madri possono allattare al petto se vengono loro forniti i giusti avvertimenti ed aiuti. Ma la loro fiducia verso l'allattamento naturale è minata dall'aggressiva pubblicità del latte in polvere. La pubblicità del latte per bambini nelle corsie o attraverso la distribuzione di volantini negli ospedali, implica inoltre la complicità del personale sanitario. • Pubblicità Follow-on Milks" (latti per lo svezzamento): I Follow-on Milks sono giudicati dall'Assemblea Mondiale per la Sanità come "non necessari" e non salutari per i bambini sotto i 6 mesi. In molti paesi la Nestlé mette la sua etichetta e pubblicizza il suo "latte per lo svezzamento" per i bambini a partire da 4 mesi.
• Disorientamento delle madri e del personale medico: chiamando e confezionando il suo latte per lo svezzamento nella stessa maniera in cui chiama e confeziona il latte in polvere. In Pakistan, ad esempio, il latte per lo svezzamento viene spesso prescritto per i neonati.
• Influenze sui governi che vogliono proteggere l'allattamento al petto per legge. La Nestlé è una multinazionale molto potente e riesce ad esercitare un'influenza considerevole sui governi. La pressione esercitata dalle società per il latte in polvere ha ritardato e indebolito la legislazione da parte di molti governi e ha convinto le altre compagnie che l'industria può regolarsi indipendentemente dalla legislazione dei governi.
Un’altra ragione per cui l'allattamento al biberon uccide è la mancanza di igiene. L'acqua con cui il latte è preparato è spesso malsana ed è impossibile sterilizzare biberon e tettarelle senza la comodità del fornello e senza disinfettanti. Mamme con pochi soldi, poche comodità e poche conoscenze igieniche somministrano ai loro bambini latte allungato in biberon a malapena sciacquati, con tettarelle esposte all'aria, su cui si posano di continuo decine di mosche.
Le inevitabili conseguenze sono infezioni intestinali che provocano diarree mortali. L'OMS e l'UNICEF stimano che la morte di circa un milione e mezzo di bambini, su circa undici milioni che muoiono ogni anno, avvenga nei paesi a basso reddito per mancanza di allattamento al seno.
Molti di più sono quelli che non muoiono, ma costituiscono un grave fardello per le famiglie e per la società, a causa della malnutrizione, delle infezioni e delle conseguenze che tali problemi hanno sullo sviluppo dei bambini stessi.
Tutto già visto e sentito (mai abbastanza comunque) ma c’è una novità per certi versi sconcertante. Nestlè ha lanciato sul mercato un prodotto equosolidale. Il nuovo caffè istantaneo Partners' Blend ha ricevuto il marchio Flo (Fair labeling organisation), da parte della Fairtrade foundation Uk. In pratica nestlè pagherà a Faitrade i diritti per l’utilizzo del marchio etico su un unico prodotto, potendo continuare però ad esercitare le consuete pratiche aziendali sugli altri 8500 prodotti che commercializza. Non operando una sostanziale revisione delle proprie pratiche commerciali Nestlè compie quindi una mera operazione di mercato , pescando nella nicchia dei consumatori “sensibili”e minando quei valori di trasparenza ed innovazione nella gestione delle relazioni commerciali che che hanno costituito il carattere distintivo del movimento del commercio equo.
Questo atto rappresenta un vero e proprio cavallo di troia in grado di danneggiare tutto il movimento equosolidale costituendo un precedente da imitare da parte di colossi come Kraft, Chiquita, Procter e Gamble, McDonald, etc…
Concedere spazio alle multinazionali comporterebbe un tipo di commercio nel quale non sia più distinguibile la differenza tra organizzazione no profit e imprese che, ricercando la massimizzazione del profitto,hanno contribuito all’iniquità sui prezzi di acquisto delle materie prime. L’Assemblea generale italiana del commercio equo e solidale (Agices) parla di “Riconoscere a un prodotto della multinazionale di far parte di questo mondo significa identificare l’“equosolidarietà” di un’azienda solamente sulla base di un singolo prodotto e non del comportamento che adotta nei confronti dei diversi attori del ciclo produttivo, commerciale e di consumo, e della trasparenza della filiera.”