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PREDATORI, PREDATI ED OPPORTUNISTI

Un Mondo migliore è possibile... o no !?
January 07

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   MSF lancia una raccolta di firme per chiedere alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

Se vincerà la multinazionale milioni di persone in tutto il mondo potrebbero perdere l’unica fonte di medicinali a prezzi accessibili.

 

New Delhi/Ginevra, 20 Dicembre 2006 – La causa intentata dalla multinazionale farmaceutica Novartis contro la legge Indiana sui brevetti potrebbe ostacolare l’accesso ai farmaci per i Paesi più poveri. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere che chiede alla Novartis di rinunciare all’azione giudiziaria contro il Governo indiano.

L’India è una delle principali fonti di farmaci generici a prezzi accessibili, incluse molte versioni economiche di medicine contro l’Aids. Questa fiorente produzione di farmaci economici e di qualità è stata possibile perché – fino al 2005 – l’India non riconosceva brevetti sui medicinali. Più della metà dei medicinali utilizzati per curare l’Aids nei Paesi più poveri sono prodotti in India. Anche MSF usa i farmaci indiani per trattare l’80% dei suoi 80mila pazienti sieropositivi.

“Per estendere a più persone possibile i programmi di lotta all’Aids dipendiamo interamente dalla disponibilità di farmaci economici e di qualità prodotti in India – ha detto Christophe Fournier, presidente internazionale di MSF – Non possiamo permettere che questa fonte essenziale di farmaci generici si esaurisca”.

La Novartis non è nuova a questo genere di azioni: già nel 1999 insieme ad altre 38 multinazionali farmaceutiche aveva citato in giudizio il Governo del Sudafrica, allora guidato da Nelson Mandela, per costringerlo a ritirare il “Medicine Act”, una legge che consentiva la produzione in loco di farmaci contro l’Aids a prezzi più contenuti rispetto a quelli praticati dalle multinazionali. Le proteste dell’opinione pubblica di tutto il mondo allora costrinsero le 39 Big Pharma a ritirarsi dal processo nel 2001.

“Sembra di essere tornati indietro di cinque anni: non avremmo mai pensato di dover assistere di nuovo ai tentativi di un’industria farmaceutica di opporsi al diritto dei malati dei Paesi più poveri di ricevere farmaci essenziali a prezzi sostenibili”, ha detto Gianfranco De Maio, direttore di MSF-Italia.

A partire dal 2005 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha imposto all’India di concedere i brevetti sui farmaci. Fortunatamente il Governo e il Parlamento indiani hanno approvato una legge molto attenta all’equilibrio tra protezione della proprietà intellettuale e diritti dei pazienti. In particolare la legge indiana stabilisce che i brevetti siano concessi solo per i farmaci veramente innovativi. In questo modo si previene una pratica molto diffusa tra le industrie farmaceutiche che tendono a chiedere brevetti anche per i miglioramenti insignificanti apportati sulle molecole già note e già in commercio. In questo modo le multinazionali ottengono spesso un prolungamento del brevetto e del conseguente monopolio sulla produzione di quel determinato principio attivo. I farmaci prodotti in regime di monopolio hanno prezzi enormemente più elevati rispetto a quelli per i quali esistono più produttori in regime di concorrenza.

Se Novartis vincerà la causa, le industrie potranno brevettare i farmaci essenziali più facilmente: si bloccherà la produzione di generici che ha fin qui garantito un sensibile abbassamento dei prezzi.

Mantenere attiva la produzione di generici in India è di importanza vitale per i programmi di lotta all’Aids. Le persone già in cura, infatti, inevitabilmente svilupperanno delle resistenze alle terapie e avranno bisogno di poter accedere a farmaci di nuova generazione. Per molti di questi medicinali sono state avanzate richieste di brevetto in India. Se i brevetti saranno concessi i farmaci avranno prezzi inaccessibili per gran parte dei malati.

“Per le persone che come me vivono con l’HIV, la vittoria della Novartis vorrebbe dire tornare indietro ai tempi in cui non potevamo permetterci le cure – ha detto Loon Gangte, del network indiano dei pazienti con HIV/AIDS - . La concorrenza dei generici è stata l’unico fattore capace di abbassare i prezzi dei farmaci anti-Aids di prima generazione rendendoli accessibili alle persone e ai servizi sanitari dei Paesi poveri”.

MSF ha lanciato oggi una raccolta di firme a livello internazionale per fare pressione sulla Novartis affinché rinunci alla causa.
“Chiediamo a tutte le persone in ogni parte del mondo di unirsi a noi nel chiedere all’amministratore della Novartis, Daniel Vasella di bloccare immediatamente l’azione legale contro il Governo Indiano”, conclude Gianfranco De Maio.

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December 17

DA QUANTO TEMPO ASPETTAVAMO (AGOGNAVAMO) UN GOVERNO DI SINISTRA, E POI...

Ong: rischio collasso, crediti di 40 milioni di euro dalla Farnesina

Associazione ONG Italiane
sabato, 16 dicembre, 2006
Associazione ONG Italiane
Associazione ONG Italiane
Il Ministero degli Esteri ha un debito di circa 40 milioni di euro nei confronti delle Ong italiane che se non sarà sanato presto porterà alla chiusura numerose associazioni non governative. Una direttiva introdotta un paio di anni fa ha fatto fermare la già lenta macchina della ragioneria della Farnesina che deve fare i conteggi e assegnare i rimborsi. E per ottenere ciò che è loro dovuto dallo Stato, a far data dal 1994 – cioè circa dodici anni - le Ong devono dimostrare di non aver contenziosi aperti. Di non avere cioè un potenziale debito nei confronti dello Stato. “Un'assurdità – commenta Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane – perché può bastare una ricevuta di 5 euro contestata ad aprire un pontenziale debito”.

E' il primo messaggio che le Organizzazioni non governative (Ong) italiane mandano all'opinione pubblica dall'Assemblea straordinaria riunita a Roma. I 170 organismi che aderiscono al coordinamento nazionale. Ma non il solo. "Il fatto che più ci fa indignare è la certa mancanza dei fondi destinati al 'Fondo Globale per la lotta all'Aids, Tubercolosi e Malaria'. Verrà votata la fiducia al Senato per la Finanziaria con un maxi emendamento senza quei fondi di 130 milioni per il Global Found che abbiamo chiesto ripetutamente, così si baratta la vita di 40 milioni di persone con un "risparmio" vergognoso. Perchè solo la qualità delle spese militari rimane intatta dentro la Finanziaria, 1 miliardo di euro che non vengono toccati" - afferma il presidente dell'Associazione delle Ong italiane.

C'è poi il problema della riforma della Legge 49, la normativa in vigore in materia di cooperazione allo sviluppo che risale al 1987 e viene ritenuta dalle Ong inadeguata a fronteggiare i grandi cambiamenti avvenuti in questi anni a livello nazione e internazionale. Si chiede quindi al governo, come si legge nel documento stilato dall'associazione: "La definizione di una legge nuova, che non sia la semplice riformulazione della legge 49, che dia respiro, dignità e priorità alla Cooperazione allo Sviluppo". "Ma se si continua di questo passo magari fra due anni avremo una buona legge ma le Ong saranno dimezzate, perché non riusciranno a coprire i costi delle loro attività" - nota sempre Marelli. Attività che, come detto, sono ostacolate, denunciano i cooperanti, dalla burocrazia che rallenta l'assegnazione dei finanziamenti e quindi la realizzazione dei programmi stilati dalle ong.

La Viceministra agli Esteri Patrizia Sentinelli ha risposto che "Per la cooperazione internazionale le sensibilità sono diverse dentro il governo anche dentro le stesse forze. Hanno molti delle lenti che guardano al passato. Legati al PIL come unico parametro per giudicare il benessere. Il fallimento delle politiche di lotta alla fame ci deve portare a una modifica delle politiche che proponiamo come Governo quindi non solo la questione della quantità degli aiuti, ma ad esempio per le politiche commerciali vedi gli EPA (accordi di partenariato europei) vanno cambiati, devono essere ricontrattati i rapporti Europa-Africa. A gennaio Emma Bonino si è detta disponibile a discutere con me delle politiche commerciali e delle questioni aperte con i paesi in via di sviluppo".

Circa la Finanziaria la Sentinelli ha sottolineato che "due anni fa nella Finanziaria di allora i residui di spesa andavano in economia, cioè non si potevano riutilizzare per la cooperazione. Nel 2005 erano 50 milioni per esempio. Ora con una nuova norma nell'attuale Finanziaria potremo recuperare questi fondi. Per il Fondo Globale visto il vuoto creato dalla mancanza dei fondi, l'azione presa è stata quella di presentare una legge per la creazione di un fondo ad hoc per le pandemie sia alla Camera, e dopodomani al Senato. Il miliardo presentato per le missioni di pace, non è solo missione militare, ma dobbiamo chiarire come spendere quei soldi per la cooperazione nei paesi coinvolti".

E la Vicemistra ha "voluto essere chiara" su alcuni punti: "La cooperazione è cooperazione di lungo periodo, non può essere solo emergenza umanitaria e non ci deve essere confusione coi militari. Inoltre l'aiuto legato deve finire, gli interessi delle imprese italiane devono essere sganciati da quelli della cooperazione internazionale dello Stato". Circa la riforma della Legge 49, la Sentinelli ha sottolineato che "la legge del 1987 è stata una buona legge, ma è vecchia. Stiamo lavorando per fare presto perché si è discusso tanto, abbiamo istituito un Tavolo per la riforma per favorire il dibattito".

"C'è un confronto dentro il Ministero degli Esteri e col Ministro D'Alema: nella legge le finalità dovranno essere esplicitate attraverso temi nuovi: diritti umani, diritti delle donne, tutela del lavoro e dell'ambiente, dei beni comuni, e il ruolo dei privati che possono partecipare alle risorse ma senza sostituzioni dello Stato. Gli indirizzi politici dovranno essere mantenuti dal Ministero, ma l'attuazione di questi sarà opera di un'Agenzia per la Cooperazione, che abbia autonomia e dia snellimento delle procedure, a cui chiedere però una grande responsabilità di gestione e verifica. Il disegno di Legge a giorni sarà concluso, mi impegno a convocare il Tavolo della Riforma per presentare il lavoro fatto dal Consiglio dei Ministri" - ha concluso la Sentinelli. [GB]


October 29

Se il terrorista è protetto da Bush

Se il terrorista è protetto da Bush
Il caso Posada Carriles. Quando il presidente Usa cancella le sue stesse leggi agli arresti negli Usa, Posada Carriles è il responsabile di molti attentati (l'aereo cubano abbattuto con 73 morti, le bombe negli hotel che uccisero l'italiano Di Celmo). Bush ne ha impedito l'estradizione. L'11 settembre è stata chiesta la sua liberazione
Ricardo Alarcón de Quesada (da Latinoamerica n.96 - g.mina@giannimina.it)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)
26 ottobre 2006
Il 5 settembre scorso la Casa Bianca ha reso pubblico un documento intitolato «Strategia nazionale di lotta contro il terrorismo», nel quale si afferma: «Tutti gli Stati che accolgono, danno rifugio o protezione a un terrorista, sono tanto colpevoli quanto il terrorista stesso e per questo devono renderne conto».
Si tratta, in realtà, di una curiosa confessione: Bush infatti accoglie, dà rifugio e protezione non a uno, ma a molti terroristi. Non è stato necessario aspettare molto tempo per provarlo. Solamente una settimana.
Poi l'11 settembre 2006 è stato pienamente dimostrato, ancora una volta.
Lascio al lettore immaginare perché Washington ha scelto proprio questo giorno, proprio quando molti nordamericani ricordavano con tristezza e dolore l'atroce attentato del quale erano stati vittime cinque anni prima, per far sapere che, proprio adesso, il governo nordamericano difende e appoggia nel suo stesso territorio, alcuni fra i più feroci terroristi, i crimini dei quali sono stati abbondantemente accertati, e perfino confessati pubblicamente dagli stessi autori.
L'11 settembre 2006 il magistrato Norbert J. Garney, della Corte del Distretto occidentale del Texas, ha sollecitato la liberazione di Luis Posada Carriles che lì è detenuto per essere entrato in quello stato senza aver ottemperato alle necessarie procedure migratorie.
Ma chi è Posada Carriles?
Garney lo spiega nel suo documento di 23 pagine. Descrive la sua lunga carriera di terrorista iniziata più di quarant'anni fa, che include, tra i molti delitti, anche l'abbattimento in volo di un aereo civile, il 6 ottobre 1976, che causò 73 vittime, e l'esplosione di alcune bombe all'Avana nel 1997, una delle quali cagionò la morte di un giovane italiano, Fabio Di Celmo. Il Magistrato ricorda che proprio Posada, in diverse interviste giornalistiche, ha riconosciuto la sua diretta responsabilità in molti di questi delitti.
Come intendere, allora, il fatto che questo giudice abbia sollecitato la libertà di un simile personaggio?
Garney lo spiega in modo molto preciso. La legge nordamericana proibisce la reclusione indefinita di un immigrante illegale, salvo che il Governo chiarisca che si tratti di qualcuno vincolato al terrorismo, che sia una minaccia per la società o che, per «circostanze speciali», debba continuare a restare in galera. Il governo degli Stati Uniti non lo ha fatto, come risulta anche nel testo reso pubblico l'11 settembre scorso.
Non ha presentato prove, né testimoni (pagg. 16 e 18). Non ha mai segnalato che Posada avesse avuto legami terroristici, né che fosse un pericolo o che ci fossero circostanze speciali relazionate al suo caso (pagg. 20, 21 e 22). Si è limitato a descriverlo solo ed esclusivamente come un semplice immigrato senza documenti. Il Governo di Washington, in altre parole, si è comportato in maniera tale da spingere il giudice a fare quello che ha fatto.
Ma c'è di peggio. Bush è andato molto oltre: ha trattato con altri governi perché accettassero di dare rifugio e protezione a Posada Carriles (pagg. 15 e 16). L'ha chiesto sia per iscritto, sia con contatti privati a «numerosi paesi», inclusi Canada, Honduras, Costarica, Panama, El Salvador, Messico e Guatemala.
Tale padre tale figlio
Bush jr. sta portando avanti ora la stessa politica che suo padre adottò quindici anni fa, quando liberò Orlando Bosch, socio di Posada nelle stesse azioni terroristiche.
Da quando Posada Carriles è detenuto negli Stati Uniti - un anno e mezzo fa - il Venezuela ha sollecitato la sua estradizione per continuare il processo a suo carico interrotto dopo la sua fuga dal carcere vent'anni fa per riprendere il suo lavoro con la Cia (Garney segnala anche questo particolare a pag. 4 della sua notifica).
Il Governo di Washington non ha mai risposto al Venezuela.
Invece di prendere in considerazione la richiesta di estradizione, si è impegnato a spedire Posada in paesi che, lungi dal giudicarlo, fossero disposti a proteggerlo.
Con la sua condotta, Bush sta facendo strame dei principali strumenti giuridici internazionali per la lotta al terrorismo. L'accordo per la repressione degli atti illeciti contro la sicurezza dell'Aviazione civile, firmato a Montreal nel 1971, segnala con estrema chiarezza nell'art. 7: «In casi come quelli di Posada Carriles, se l'accusato non viene estradato, il Governo del paese dove si trova è obbligato senza eccezione alcuna a processarlo, nei propri Tribunali, per il medesimo crimine». La Convenzione internazionale per la repressione degli attentati terroristici commessi con bombe, sottoscritto nel 1997, sancisce esattamente lo stesso obbligo.
Ebbene, l'esplosione dell'aereo cubano fu messa in atto con due ordigni esplosivi. Ci sono due trattati internazionali che obbligano Bush a estradare Posada o, se non lo farà, a farlo giudicare negli Stati Uniti, come se questo crimine fosse stato commesso in quel paese. E, se rifiuterà di adottare sia l'una che l'altra opzione, Bush, secondo la sua stessa dottrina, è colpevole tanto quanto lo stesso Posada Carriles.
Fabio Di Celmo è stato assassinato con una bomba all'Avana, episodio criminoso per il quale Posada ha riconosciuto la sua responsabilità in una intervista pubblicata in prima pagina dal New York Times (il 12 luglio 1998) nella quale affermava che il giovane italiano si trovava «al posto sbagliato nel momento sbagliato» e che la sua morte, come tante altre, non gli impediva di «dormire come un bambino».
Se protegge l'assassino di Fabio, George W. Bush è colpevole anche della sua morte. In questo modo cinico e rivelatore, a Washington hanno commemorato il quinto anniversario dell'atroce e imperdonabile attacco terroristico al popolo nordamericano dell'11 settembre 2001. Bush jr, comportandosi così, insulta la memoria di questo tragico evento e di tutte le vittime del terrorismo. I grandi mezzi di informazione, ovviamente, hanno taciuto.
Quando Bush sarà chiamato a renderne conto?

Note:

Alarcon
Il diplomatico che presiede il parlamento
Settant'anni, nato all'Avana, una laurea in filosofia e un passato di diplomatico (12 anni a New York), Ricardo Alarcon De Quesada è presidente dell'Assemblea nazionale di Cuba dal 1993.
October 19

l’uomo di fiducia di Washington

Iraq - 19.10.2006
La fattoria degli orrori
Un lager nella villa di Chalabi, l’uomo di fiducia di Washington
Ahmed Chalabi sarebbe coinvolto direttamente nei sequestri e nelle stragi delle famigerate ‘squadre della morte’. Secondo il sito iracheno d’informazione Iraqirabita, l’ex uomo di fiducia di Washington in Iraq, all’interno della sua fattoria a Baghdad, avrebbe un piccolo campo di concentramento dove vengono rinchiuse intere famiglie di sunniti.
 
ahmed chalabiUna figura controversa. Ahmed Chalabi, per un periodo, è stato su tutte le prime pagine dei giornali. Era il 2002 e la diplomazia degli Stati Uniti preparava mediaticamente l’attacco all’Iraq. Oltre alla diffusione dei preoccupanti report sulle armi di distruzione di massa possedute da Saddam, che non sono mai state trovate, e al legame tra il dittatore iracheno e al-Qaeda, mai provato, si parlava anche del fronte dissidente degli iracheni all’estero, guidato da Chalabi. Il finanziere, noto alle cronache per il crack finanziario di una banca giordana, era presentato come l’uomo nuovo dell’Iraq del futuro.
Chalabi in realtà si dimostrò un bluff. Privo dell’appoggio interno che millantava (alle elezioni di dicembre 2005 il suo partito non conquistò neanche un seggio), grazie al quale si era guadagnato uno stipendio dalla Cia, venne successivamente scaricato dagli Stati Uniti. Venne addirittura emesso un ordine di cattura ai suoi danni, ma alla fine Chalabi se l’è sempre cavata, restando a galla e continuando a fare buoni affari grazie allo sfruttamento delle risorse dell’Iraq ‘liberato’, e collaborando, più o meno apertamente, con le forze della Coalizione.
 
una foto satellitare della tenuta di chalabi con i luoghi che il testimone indica come la prigioneDue testimoni scomodi. A raccontare del coinvolgimento di Chalabi nei rapimenti a sfondo religioso è stato un uomo che ha lavorato per lui, in qualità di giardiniere e guardia del corpo, nella sua tenuta a Baghdad (nel cuore del quartiere residenziale di al-Huriya), dove il testimone oculare ha visto con i suoi occhi una parte del parco adibita a carcere con 140 gabbie metalliche. Il giardiniere di Chalabi racconta anche di aver chiesto spiegazioni a uno degli uomini della milizia personale di cui si circonda l’uomo politico, ricevendo come risposta l’invito a farsi i fatti suoi e a non curarsi di quei terroristi. L’uomo racconta anche che l’esercito di Chalabi, con 17 Land Cruiser, 9 Bmw e 6 Opel, tutte senza targa, partiva la notte per vere e proprie spedizioni punitive in città ai danni dei sunniti. Personalmente non ha mai visto uccidere qualcuno, ma ha constatato come decine di cadaveri venissero poi ritrovati alle porte della fattoria. Per non parlare di un uomo, definito un ladro, che è stato crocifisso all’ingresso della tenuta, come monito, ed è rimasto là fino a quando non si è decomposto. Infine l’uomo ha aggiunto che, ogni giorno, Chalabi riceve nella sua casa Jalal al-Din al-Sagir, uno dei religiosi maggiormente coinvolti con le squadre della morte. 
Dei legami tra Chalabi, la Coalizione e il governo iracheno ha parlato anche un altro testimone diretto, ex miliziano al servizio di Chalabi, il quale più o meno un mese fa aveva dichiarato che le ‘squadre della morte’ agivano con il compito preciso di destabilizzare il Paese per arrivare al federalismo, obiettivo delle forze di occupazione e soluzione mirata all’attuale caos iracheno. Gli uomini di Chalabi, secondo la testimonianza raccolta dal giornalista Sabah Ali e pubblicata in Italia dal manifesto, partecipavano in prima persona alle stragi e poi molti di loro sono stati fatti confluire nell’esercito e nella polizia iracheni. 

September 18

Nel cuore dell'Impero


Ecco cosa succede nel paese che vuole essere il faro a guida del Mondo nonchè l'esportatore di democrazia e di modelli economici .
Ma siamo proprio sicuri che il continuare a seguire pedissequamente gli Stati Uniti sia l'unica strada possibile verso una società migliore??!!


Stati Uniti d'America - 12.9.2006
Senza cura
L'11,2 percento dei bambini del Paese più ricco del mondo non è coperto dall'assicurazione sanitaria

Cresce negli Stati Uniti il numero dei bambini non coperti da assicurazione sanitaria: l'11,2 percento dei minori di 18 anni (8,3 milioni sui 74 totali), secondo quanto riportato da uno studio pubblicato dal Census Bureau.

Figli di una sanità minoreTagli ai servizi. Dopo anni di relativa stabilità, il numero è aumentato nel 2005 di circa mezzo punto percentuale rispetto al 10,8 del 2004. I risultati dello studio hanno sorpreso le autorità sanitarie, che hanno attribuito l'aumento ai tagli di bilancio che hanno costretto alcuni Stati a decurtare alcuni servizi nei loro programmi di assistenza sociale e sanitaria, oltre che al lento ma inesorabile declino del numero di coloro che ricevono l'assicurazione sanitaria dai loro datori di lavoro attraverso il sistema Medicaid. E' stato stimato che i bambini che risultano scoperti sono tre volte meno soggetti a regolari visite pediatriche rispetto a quelli assicurati. Un altro studio condotto dal Collegio dei medici statunitensi ha rivelato che nel 2000 i bambini non assicurati avevano minori probabilità di essere vaccinati o di ricevere cure per mal di gola o mal d'orecchie.
 
Cure amorevoliMedicaid e Schip. Il numero potrebbe essere enormemente maggiore - secondo John Lumpkin, vice presidente della Fondazione per l'infanzia Robert Wood Johnson - se non esistessero Medicaid e Schip. Il primo riguarda persone a basso reddito e particolarmente bisognose. Il secondo è un programma creato nel 1997 con l'obiettivo - attraverso l'erogazione di 10 milioni di dollari in 10 anni agli Stati - di coprire coloro i cui redditi risultavano doppi della soglia di povertà, ovvero assai al di sopra del limite che dava diritto ai servizi del Medicaid, stimato in circa 20 mila dollari. Nei primi 6 anni dello Schip, erano 3,9 i milioni di bambini registrati, ma dal 2003 le domande hanno cominciato a calare, in parte a causa della politica di alcuni Stati di alzare i premi assicurativi limitando il numero degli aventi diritto. Le domande sono state sospese in 7 Stati, mentre in Texas, dove il 20 per cento dei bambini sono 'scoperti' (la percentuale più alta di tutti gli Stati Uniti) lo Schip non copre le cure odontoiatriche, e alle famiglie è stato chiesto di rinnovare la registrazione ogni 6 mesi anziché ogni anno. Questo a causa di un buco nel bilancio dello Stato di 10 milioni di dollari.
 
Vantaggio di nascitaComunità ispaniche svantaggiate. Altro dato allarmante è la scarsità di accesso alle cure sanitarie per le comunità straniere. Dell'11,2 percento di non assicurati, il 7,2 è costituito da bianchi non-ispanici; il 1,2 percento sono asiatici; il 12,5 neri; il 21,9 per cento ispanici. Le ultime cifre relative all'assistenza sanitaria negli Stati Uniti mostrano che 46,6 milioni di cittadini statunitensi non sono stati assicurati nel 2005. Sono sempre meno coloro che vengono assicurati dai propri datori di lavoro: erano il 62,6 percento nel 2001, scesi al 59,5 percento nel 2005. Più di un quarto della popolazione tra i 25 e i 34 anni non ha assicurazione: è la fascia d'età più adatta a prolificare.

Articolo  tratto da PEACEREPORTER
September 06

Una mosca bianca (si fa per dire)

Leggere e prendere esempio.
Ma vi immaginate se una cosa simile la mettesse in pratica uno dei nostri calciatori strapagati!
Un Del Piero con le scarpe da 15 euro, un Totti con i palloni equo-solidali, che colpo sarebbe per il sistema!
Con una rinuncia ai proventi degli sponsor si potrebbe dare una spallata alla piaga dello sfruttamento dei minori da parte delle grandi multinazionali dell'abbigliamento sportivo. O quantomeno attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su queste problematiche.
Lo so , sto sognando.  Ma magari una mail al "pupo" gliela mando...  o forse è meglio a Tommasi ??


dal "Manifesto" del 3 sett.
PER UN PUGNO DI SNEAKERS
Il cestista dei New York Knicks, Stephon Marbury, ha lanciato sul mercato americano una nuova scarpa che porta il suo nome e costa appena 14,98 dollari. Si chiama Starbury One ed è disponibile in vari colori solo negli shopping mall più sfigati del paese. «L'ho fatto pensando ai ragazzi di Coney Island con cui sono cresciuto - ha spiegato Marbury ai microfoni di National Public Radio - desideravano tutti le sneakers firmate e nessuno se le poteva permettere». 29 anni, una carriera da funanbolo dei canestri lunatico e incompreso, Marbury ha voluto lanciare una provocazione ai colleghi che sponsorizzano scarpette dai prezzi inavvicinabili: per quelle di Michael Jordan una volta si sparava nei ghetti (ancora oggi costano 125 dollari), per quelle di Kobe Bryant serve una fidejussione. Le grandi multinazionali dell'abbigliamento sportivo non modificheranno certo la loro politica, ma la sfida lanciata dalla piccola guardia dei Knicks sta facendo furore in America. Lo slogan della Starbury One è «volerete senza sforare il budget». A Coney Island, dove Marbury paga sette barbieri per tagliare i capelli a tutti i ragazzi della zona, è andata esaurita al primo giorno di vendita.
August 29

GOOD NEWS

Ci sarebbe di che rallegrarsi per una notizia come quella che segue, se solo qualche media le desse un po’ di visibilità.
MA purtroppo che cosa ci può essere di interessante in qualche decina di migliaia di morti risparmiati o milioni di sfollati in meno, che volete , sono africani…
Vuoi mettere una bella puntata di “Porta a Porta” sulla Franzoni (la 15esima) o gli interessantissimi, e mai ripetitivi, anatemi del Papa sulle coppie di fatto!

KAMPALA - Il governo dell'Uganda ed i ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore (Lra) hanno firmato un accordo per la cessazione delle ostilità, dopo 20 anni di insurrezione e guerra civile che hanno lasciato sul terreno - si stima - 100.000 morti e provocato un 1,6 milioni di sfollati.
L'accordo è stato firmato a Juba, nel sud del Sudan, dove dal 14 luglio sono iniziati i colloqui di pace, dal presidente ugandese Yoweri Museveni e dal leader dell'Lra, Joseph Kony. Il patto prevede che le due parti sospendano attacchi ed atti ostili ed anche la propaganda per tutta la durata dei negoziati. A fare da mediatore è stato il vicepresidente sudanese, Riek Machar.

I ribelli per il momento si ritireranno in aree prestabilite, sotto la sorveglianza e la protezione delle milizie sudanesi, ex ribelli, del Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm).
L'Lra aveva dichiarato una cessazione unilaterale delle ostilità dal 4 agosto. Kampala ha da parte sua offerto un'amnistia ai leader dell'Esercito del Signore, che sono ricercati dalla Corte criminale internazionale e sono nascosti nella Repubblica democratica del Congo.
L'Esercito di resistenza del Signore di Joseph Kony predica l'abbattimento dello stato secolare ugandese e la creazione al suo posto di una nazione basata sul rigido rispetto dei precetti biblici, in particolare i dieci comandamenti, anche se nel suo agire nulla c'è di cristiano.
In quasi 20 anni di sanguinosa guerra civile ha infatti causato oltre 100.000 morti, rapito e reso schiavi almeno 25.000 bimbi (serve concubine le femmine, baby-miliziani i maschi) e costretto - tra orrori senza fine - quasi tutta la popolazione civile, 1,6 milioni di persone, ad abbandonare villaggi e terre per cercare rifugio in campi profughi dove manca anche l'indispensabile per sopravvivere.

 

August 26

FORZA LETTONIA

Restrizioni alle vendite in India per la sospetta presenza di pesticidi nei propri prodotti. Il governo lettone che ne vieta la distribuzione nelle scuole. Impiegati accusati di spionaggio industriale a favore della rivale Pepsi. Una controllata greca multata per concorrenza sleale. Polemiche a non finire per aver sponsorizzato i Mondiali di calcio e le Olimpiadi Invernali di Torino. Il 2006 sembra un vero e proprio 'annus horribilis' per Coca Cola, la multinazionale Usa dei soft drink. E' di qualche giorno fa la notizia del divieto di distribuzione nelle scuole lettoni di Coca Cola, Pepsi e altri snack considerati nocivi per la salute degli studenti.

La decisione del governo di Riga riguarda tutti i prodotti che contengono coloranti, caffeina e additivi chimici per migliorare il sapore. Stop, quindi, anche a patatine, noccioline, dolciumi e gomme da masticare. "I coloranti e gli additivi artificiali possono causare reazioni allergiche, e i giovani organismi sono particolarmente sensibili alle componenti chimiche", ha dichiarato il ministro della Salute lettone. Il blocco, che sarà effettivo dal prossimo novembre, ha fatto mobilitare anche Madeleine Albright, l'ex segretario di Stato di Bill Clinton, che a luglio, quando la Lettonia stava valutando le misure, ha chiesto a Riga di fare marcia indietro. L'ex capo della diplomazia Usa ora è alla guida della Albright LLC, una società che cura i rapporti commerciali tra i governi e le grandi aziende. La Coca Cola è tra i suoi clienti. Più complesso il braccio di ferro tra la compagnia di Atlanta e le autorità di alcuni dei ventinove stati del subcontinente indiano, che hanno posto dure restrizioni alla vendita di Coca Cola e Pepsi sul loro territorio. I provvedimenti seguono un rapporto diffuso alcune settimane fa dall'associazione ecologista Centre for Science and Environment (Cse), che aveva rilevato la presenza di un livello di pesticidi decine di volte superiore ai livelli consentiti in alcuni campioni. Il documento ha spinto sei stati (Gujarat, Madhya, Andra Pradesh, Rajasthan, Chattigars e Karnataka) a bandire, ai primi di agosto, le bibite da scuole ed edifici pubblici. Un settimo stato, il Kerala, ne ha bloccato totalmente la produzione. Contestualmente, la Corte Suprema indiana ha dato un mese di tempo a Pepsi e Coca Cola per rivelare la loro ricetta. Come è noto, l'ingrediente segreto della Coca Cola è uno dei segreti industriali meglio custoditi al mondo.

July 29

Death counter

28 Jul 06

Death Counter LINK

Coffin Counter

Se si fa ben attenzione si noterà che il rapporto delle vittime nei due schieramenti sfiora il 10 a 1. Non è forse una sproporzione?!
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti (una sessantina di anni fa) NON è puramente casuale !


June 19

LA DONNA DELLE STELLE : al Senato

Appello dell’Associazione Nazionale Puntocritico

PER LA NOMINA A SENATRICE A VITA DI MARGHERITA HACK

Al Senato della Repubblica la “donna delle stelle

Noi esponenti della società civile italiana, di ispirazione laica e cattolica, ci rivolgiamo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali, valuti la possibilità di nominare Margherita Hack quale senatrice a vita.

Astrofisica di fama internazionale, formatrice di generazioni di scienziati e studiosi, divulgatrice instancabile della cultura scientifica, punto di riferimento immancabile delle iniziative per la pace ed i diritti umani in Italia e nel Mondo Margherita Hack secondo noi incarna i valori fondanti la Costituzione repubblicana. La sua figura rappresenta al meglio il meglio del nostro Paese. Noi sottoscrittori e sottoscrittrici di questo appello siamo convinti che la nomina di Margherita Hack a senatrice a vita darebbe enorme prestigio all’intera nazione e costituirebbe un segnale decisivo per le giovani generazioni con cui la Hack ha sempre lavorato e per cui rappresenta un esempio positivo di ottimismo e dedizione alla causa del progresso scientifico e umano.

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